Prendersi cura dell'ambiente pedalando - Intervista a Plastic Free Ride

Ciclismo, amore per la natura e una lotta contro la plastica abbandonata a bordo strada. Questo è Plastic Free Ride!

Ci siamo innamorati a prima vista di questo progetto scorrendo le foto del loro profilo Instagram. Abbiamo iniziato a seguirli e da loro a prendere esempio. Ma questo non ci bastava: volevamo intervistarli e diffondere la loro magnifica iniziativa! Ve li presentiamo, loro sono Plastic Free Ride, due ragazzi che amano pedalare e che odiano profondamente i rifiuti a bordo strada. Queste sono le risposte che hanno dato a noi di Gravgrav, poco prima di partire per il loro viaggio verso sud. njoy!


B. Ciao ragazzi e benvenuti su Gravgrav! Presentatevi alla nostra community dicendoci qualcosa in più su di voi.

R&S. Ciao a tutti! Siamo Raffaele e Sara, ci piace pedalare e perderci nella Natura. Abbiamo 32 e 29 anni, siamo originari di Rovereto (Raffaele) e Lucca (Sara) ma viviamo entrambi ad Arco, una cittadina sulla punta nord del lago di Garda.
Lavoriamo insieme a Graffiti, un’agenzia di comunicazione, come Web designer, Raffaele, come digital marketing specialist, Sara.
Siamo cresciuti entrambi praticando sport outdoor, prediligendo l’aria aperta agli spazi chiusi, la fatica e l’adrenalina alla comoda sedentarietà. Amiamo lo sport nella sua totalità, avendo in passato praticato un po’ di tutto: snowboard, biathlon, downhill, mtb, bmx, arrampicata sportiva e escursionismo.
Un’aspirazione comune? Godere appieno di questo mondo, lasciando meno possibile traccia del nostro passaggio.


B. Una coppia incredibile! E com’è partita l’idea di Plastic free ride?

R&S. Come è possibile immaginare, la passione per la bici unita all’amore per l’ambiente sono stati i due motori che hanno dato vita al progetto.
nel 2019, Raffaele, colpito dall’argomento sempre più discusso delle enormi isole di plastica presenti nei nostri oceani, ha preso definitivamente coscienza del fatto che non si può più restare a guardare. Stava partendo per un viaggio in bici durante il suo periodo di ferie estive dal lavoro, ed ha così deciso che questo viaggio avrebbe dovuto essere utile non solo per sé stesso, ma anche per l’ambiente.
Ha settato la sua bici con un carrello porta oggetti, e armato di pinze è partito per il primo viaggio di raccolta di Plastic Free Ride, al ritmo di “Life no plastic is fantastic”.


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B. Quali sono le zone “di raccolta” che battete di più? Quali quelle che vorreste ripulire prossimamente?

R&S. Vivendo nell’Alto Garda, ripuliamo molto spesso quelle zone, che sono quelle in cui trascorriamo le nostre giornate in bici. L’obiettivo di questo anno però è attraversare tutta l’Italia, da nord a sud, partendo dalle alpi e arrivando a Santa Maria di Leuca. Dal 13 giugno saremo in viaggio, e in due settimane circa dovremmo arrivare alla meta. Dovremmo, perché dipende tutto da quanti rifiuti troviamo! Per il futuro poi chi sa, sicuramente ci piacerebbe anche uscire dai confini italiani, e magari fare un viaggio di raccolta in un altro continente.


B. Cosa utilizzate per contenere i rifiuti durante le raccolte? Spiegateci meglio la vostra tecnica di raccolta.

R&S. Durante le uscite più lunghe, in cui usciamo proprio con l’intento di ripulire, Raffaele aggancia un carrello dietro alla bici, proprio quello realizzato per il primo viaggio. Sopra è ancorato un contenitore trasparente che contiene circa 50 bottiglie di plastica. Sara invece ha un contenitore più piccolo, agganciato sul manubrio. Pedaliamo con una pinza sempre in mano, utilissima per raccogliere i rifiuti che quasi sempre raccogliamo senza scendere dalla bici, a volte (obiettivo raggiunto dopo ore di allenamento 😃) anche al volo senza smettere di pedalare.
Quando il contenitore è pieno ci fermiamo nelle isole ecologiche per differenziare. Spesso ci siamo trovati in comuni dove la raccolta dei rifiuti viene effettuata porta a porta, ma abbiamo sempre trovato persone gentilissime che hanno messo a disposizione i propri bidoni.
Nelle uscite brevi invece, quando usciamo per allenarci o solo per il gusto di pedalare, portiamo comunque sempre dietro un guanto e una sacchetta in cui mettere i rifiuti. Raccogliamo molto meno ovviamente, ma ci piace farlo proprio perché se tutti lo facessimo, anche raccogliendo una decina di rifiuti a testa, potremmo fare la differenza e lanciare un forte messaggio.


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B. Ben detto! Ma fateci capire, che cosa è nata prima: la passione per la bicicletta o la sensibilità per l’ambiente?

R&S. Per Raffaele sono due temi importanti che sono sempre andati di pari passo, c’è voluto qualche anno per riuscire a combinarle insieme. Ricorda che da ragazzino non aveva il motorino come tanti coetanei, e andava fierissimo di spostarsi in bici proprio perché sapeva di non contribuire all’inquinamento.
Per Sara è nata prima la sensibilità per l’ambiente, in particolare una sensibilità verso gli ambienti montani, sinonimo di integrità naturale, purtroppo sempre più fragile.


B. Effettivamente trovare rifiuti in montagna fa’ ribrezzo solo a pensarci.
Si può dire che lo sport e le attività all’aria aperta in generale portino chi ne fruisce quotidianamente, ad avere un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente?

R&S. Sì, siamo sicuri che chi svolge spesso attività all’aria aperta abbia un occhio di riguardo in più rispetto ad altri, soprattutto perché apprezzando l’ambiente in cui ti trovi non puoi essere insensibile né totalmente indifferente.
Purtroppo però non vale per tutti: ci troviamo spessissimo a raccogliere gel energetici abbandonati a bordo strada, o bombolette di azoto liquido. Questi sono usati da ciclisti non occasionali, sportivi outdoor che dovrebbero quindi essere più sensibili, eppure non capiscono che quel loro gesto va a discapito proprio dell’ambiente di cui stanno godendo nello svolgere la loro attività fisica.


B. Certamente! A proposito di questo: come appena detto, molto spesso parte dei rifiuti che si vedono a bordo strada, soprattutto in montagna, sono involucri di barrette o gel energetici mirati allo sport. Un incarto biodegradabile potrebbe essere parte della soluzione a questo problema?

R&S. Questa sarebbe sicuramente una soluzione che aiuterebbe ad arginare il problema.
Il problema in generale non è la plastica, ma il suo utilizzo monouso, che vede destinato a vita brevissima un materiale che avrebbe un potenziale molto più grande e che purtroppo se abbandonato impiega anni a decomporsi, come sappiamo, con danni incommensurabili all’ambiente.
Però, per risolvere il problema e non solo arginarlo, a cambiare dovrebbe essere la mentalità degli utilizzatori di gel e barrette (e qualsiasi altro prodotto con pack non biodegradabile); la mentalità dei frequentatori (abituali od occasionali) degli ambienti naturali: si dovrebbe sempre mettere il rispetto per la natura davanti a qualsiasi altra cosa, davanti al comfort, e alla comodità personale.
Portando con sé i rifiuti che si producono, e preferendo prodotti che hanno meno impatto possibile sull’ambiente. Questo sarebbe il cambiamento più grande.


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B. La vostra è una bellissima iniziativa che incentiva anche i ciclisti più accaniti a fermarsi per raccogliere un rifiuto abbandonato. Avete mai vissuto qualche episodio particolare durante una raccolta?

R&S. Riceviamo spesso supporto da altri ciclisti, che si fermano e manifestano la loro indignazione per lo stato di inquinamento delle strade e dei sentieri che percorriamo.
Ci motiva fermarci a parlare con loro, alla fine abbiamo tutti un modo simile di vivere la bellezza di questo mondo, ed è bellissimo condividere in parte l’indignazione in parte l’ottimismo verso il cambiamento.
Troviamo supporto anche in persone comuni ovviamente, come quell’anziana signora che abbiamo incontrato la scorsa estate nel nostro viaggio verso Lucca. Eravamo su una strada lungomare, e vedendoci intenti a ripulire una zona veramente sporca, ci ha affiancato indicando punti ancora da ripulire e incalzandoci ad essere più precisi, scambiandoci per funzionari comunali. Quando le abbiamo raccontato del nostro viaggio, era contentissima e voleva a tutti i costi che tornassimo indietro per fermarci a casa sua a bere un caffè.
L’affetto delle persone ci dà la carica nel proseguire e un po’ di ottimismo nel credere che qualcosa possa cambiare.


B. Raccontateci di qualcosa che vi ha dato profonda soddisfazione durante una raccolta.

R&S. Oltre all’affetto delle persone, quello che ci dà più soddisfazione, è arrivare su un tratto di strada molto sporco, che ci provoca indignazione e fastidio, e poi voltarci indietro a guardarlo quando andiamo via, totalmente ripulito. Il prima e il dopo, ci da profonda soddisfazione ogni volta.


B. Grazie per averci intrattenuto con le vostre storie! Lasciateci con una frase o un’idea che possa ispirare la community di Gravgrav.

R&S. Provate a mettere da parte la prestazione, a fare qualche sosta in più durante le vostre uscite, per fare del bene alla vostra palestra all’aperto, quella che vi regala sempre un sacco di respiro e ispirazione durante le vostre pedalate. Vi farà tornare a casa provando soddisfazione nell’aver fatto qualcosa, anche di piccolo, per quei luoghi che vi fanno stare così bene.
Se poi lo fate al ritmo del jingle “Life no plastic is fantastic” (sulle note della celebre “Barbie Girl” degli Aqua), state sicuri che non vi uscirà più dalla testa e voi non riuscirete più a fermarvi. Provate per credere 😉

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Plastic Free Ride è un progetto supportato da:
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